Cybersecurity

Riconoscere il phishing: come non cascarci

Il phishing oggi arriva da PEC, fatture false, SMS e WhatsApp. Impara a ispezionare mittente, dominio e allegati, e cosa fare se hai già cliccato un link.

13 min di letturaBaseGuidaDi Stefano Sciortino
Indice
  1. Introduzione
  2. Il phishing oggi non è l'email in inglese storto
  3. Email e PEC che sembrano ufficiali
  4. Fatture, DDT e "bonifico urgente"
  5. WhatsApp: "sono il titolare"
  6. SMS e falsi Microsoft, INPS, Poste, Agenzia delle Entrate
  7. Come ispezionare un messaggio
  8. 1) Il mittente, non il nome
  9. 2) Il link, senza cliccare
  10. 3) Il dominio, con calma
  11. 4) L'urgenza
  12. 5) Gli allegati
  13. Puoi procedere
  14. Fermati
  15. Segnali d'allarme, in una tabella
  16. Cosa fare se hai già cliccato
  17. Hai solo aperto il messaggio
  18. Hai cliccato il link, ma non hai inserito nulla
  19. Hai inserito utente e password
  20. Hai inserito un codice OTP o un codice dell'app
  21. Hai aperto un allegato o installato un "aggiornamento"
  22. Come ridurre il rischio (senza diventare paranoici)
  23. Password diverse e un password manager
  24. 2FA, quella giusta
  25. Come lavori in azienda
  26. Segnalare
  27. Errori comuni
  28. "L'ho aperta, tanto c'era il lucchetto"
  29. "Era una PEC, quindi è vera"
  30. "Il collega ha lo stesso messaggio, sarà vero"
  31. "Ho richiamato il numero nella mail"
  32. "Ho dato solo il codice, non la password"
  33. "Tanto non ho nulla da rubare"
  34. Conclusione

Introduzione

Il phishing è un tentativo di farti fare qualcosa che non faresti a mente fredda: cliccare un link, aprire un allegato, digitare una password, trasferire soldi.

Non è un virus. È ingegneria sociale. Il messaggio è lo strumento. Tu sei il bersaglio.

Dieci anni fa lo riconoscevi dal inglese sgrammaticato e dal logo storto. Oggi no. Arriva da una PEC che sembra vera. Da una fattura XML. Da un WhatsApp del "titolare". Da un SMS di Poste, INPS o Agenzia delle Entrate.

In questa guida vedi:

  • com'è fatto il phishing oggi, non quello da manuale 2012
  • come ispezionare un messaggio prima di toccare qualsiasi cosa
  • cosa fare se hai già cliccato
  • come ridurre il rischio in modo banale e duraturo
  • gli errori che vediamo più spesso

Non serve essere tecnici. Serve un metodo. Mittente, dominio, link, urgenza, allegato. Sempre in quest'ordine. Poi decidi.

Il phishing oggi non è l'email in inglese storto

Il truffatore non ha bisogno di "hackerare" il server. Deve solo farti credere che il messaggio venga da qualcuno che conosci o da un ente che temi.

Il canale cambia. La logica no: urgenza + autorità + un'azione da fare subito.

Email e PEC che sembrano ufficiali

La PEC in Italia ha un peso. Se arriva una PEC, molti la trattano come un atto. I truffatori lo sanno.

Non serve una PEC vera. Basta un mittente che assomiglia a agenziaentrate, inps, posteitaliane, aruba-pec, legalmail. Una lettera in più, un trattino, un dominio .online al posto di .gov.it.

Apri l'intestazione. Non fermarti al nome visualizzato. Il nome lo scrive chiunque. Conta l'indirizzo completo e il dominio dopo la @.

Una PEC legittima di un ente pubblico arriva da un dominio dell'ente, non da un indirizzo Gmail con oggetto "PEC - Notifica atto".

Fatture, DDT e "bonifico urgente"

In azienda il phishing più costoso è quello da contabilità.

Arriva una fattura PDF. O un XML "SDI". O una mail del commercialista con IBAN nuovo. O un messaggio del titolare: "paga questo fornitore oggi, poi ti spiego".

Il PDF può essere pulito. Il danno sta nel bonifico. O nell'allegato che esegue una macro.

Se un fornitore "cambia IBAN", non pagare. Chiama tu il numero che hai già in rubrica, non quello scritto nella mail.

WhatsApp: "sono il titolare"

Lo schema è fisso.

Un numero nuovo scrive: "Sono Mario, ho rotto il telefono, usa questo. Mandami i codici della banca / paga questo fornitore / compra gift card".

A volte il profilo ha la foto giusta. Copiata. A volte il messaggio parte da un collega a cui hanno già clonato l'account.

WhatsApp non è un canale ufficiale per pagamenti, password o codici 2FA. Mai.

SMS e falsi Microsoft, INPS, Poste, Agenzia delle Entrate

L'SMS è corto. Non c'è spazio per dubitare. Quello è il punto.

Esempi tipici:

  • "Il tuo account Microsoft sarà disattivato. Accedi qui."
  • "INPS: c'è un rimborso da 340 euro. Conferma i dati."
  • "Poste: il tuo pacco è in giacenza. Paga 1,90 euro."
  • "Agenzia delle Entrate: cartella esattoriale. Scarica l'avviso."
  • "SPID in scadenza. Rinnova ora."

Il link è un accorciatore o un dominio che assomiglia a inps-servizi.it, poste-login.com, agenziaentrate-info.net. L'ente vero sta su inps.it, poste.it, agenziaentrate.gov.it, microsoft.com.

Se il messaggio ti dice di chiamare un numero, non chiamarlo. È parte della truffa. Il centralino dall'altra parte è loro. Ti chiederanno codice dispositivo, OTP, password o un "codice di sblocco". Chiudi. Cerca tu il numero ufficiale sul sito dell'ente, digitandolo a mano.

Come ispezionare un messaggio

Non "fidarti dell'istinto". Istinto e fretta sono il terreno del phishing. Usa una checklist.

1) Il mittente, non il nome

Il nome visualizzato può essere "Agenzia delle Entrate" o "Ufficio Personale". È una etichetta.

Guarda l'indirizzo intero. Su Outlook: apri il messaggio, clicca sul nome, leggi l'indirizzo. Su Gmail: mostra originale se hai un dubbio serio.

Domande utili:

  • Il dominio dopo la @ è quello che usi di solito per quella persona o quell'ente?
  • C'è un carattere strano? rn al posto di m, uno zero al posto di una o, un .it.com
  • È un indirizzo gratuito (gmail, outlook, libero) che pretende di essere un ufficio pubblico?

Domini da trattare come sospetti

  • Qualsiasi cosa che contiene il nome dell'ente ma non è il dominio ufficiale

  • Sottodomini lunghi tipo login.microsoft.com.secure-auth.net: il dominio vero è l'ultimo, non il primo

  • PEC o "notifiche" da indirizzi che non hai mai usato per quel fornitore

  • Mittente interno con indirizzo esterno: il nome è del collega, la mail no

Su computer: passa il mouse sul link e leggi la destinazione in basso a sinistra. Non cliccare "per vedere".

Su telefono è peggio. Il preview è piccolo. Tieni premuto il link e leggi l'URL intero prima di aprire.

Cosa guardare:

  • Il dominio vero, non il percorso. In https://poste.it.verifica-pacco.net/login il sito è verifica-pacco.net
  • https non basta. Anche i siti falsi hanno il lucchetto
  • Accorciatori (bit.ly, tinyurl, link di SMS) nascondono la destinazione. Non aprirli da un messaggio a freddo

Se devi accedere a INPS, Poste, Agenzia delle Entrate o Microsoft, apri tu il browser e digita l'indirizzo. Non entrare mai dal link del messaggio.

3) Il dominio, con calma

Copia l'URL in un foglio. Spezzalo.

https:// è solo il protocollo.

Poi viene l'host. L'host è quello che conta. Tutto dopo il primo / è scenografia.

Confronta con il sito che usi di solito. Non a memoria vaga: aprilo tu in un'altra scheda.

4) L'urgenza

"Entro 2 ore". "Account sospeso". "Cartella esecutiva". "Il titolare è in riunione, paga adesso".

L'urgenza è il meccanismo. Ti toglie il tempo di controllare.

Un ente vero raramente ti chiede password o pagamento via SMS. Una banca vera non ti chiede l'OTP al telefono. Un titolare vero, se ha rotto il telefono, lo puoi verificare in un altro canale.

Nessun tecnico Microsoft, nessuna banca e nessun commercialista serio ti chiederà via chat il codice che ti arriva sul telefono. Quel codice è la chiave. Se lo detti, hai già perso l'account.

5) Gli allegati

Tratta come ostili, finché non hai verificato il mittente:

  • .html e .htm (pagina falsa che sembra login)
  • .iso, .img, .lnk
  • .js, .vbs, .wsf, .bat, .cmd, .ps1
  • .zip / .rar con password "per il antivirus" (classico)
  • Office con macro: .docm, .xlsm, .pptm
  • PDF che ti manda su un modulo di login

Un PDF o un XML di fattura può essere innocuo come file e pericoloso come contenuto (IBAN falso). Il file non deve "esplodere" per farti danni.

Puoi procedere

  • Mittente noto, stesso dominio di sempre
  • Nessun link: ti dicono di entrare dal sito che usi già
  • Nessuna richiesta di password, OTP, IBAN nuovo
  • Puoi confermare in un altro canale

Fermati

  • Urgenza + pagamento o credenziali
  • Link con dominio che non riconosci
  • Allegato inatteso, anche da un nome noto
  • "Non dire a nessuno" / "sono occupato, fai in fretta"

Segnali d'allarme, in una tabella

Non ti serve indovinare. Ti serve contare i segnali. Due o tre insieme bastano per non toccare nulla.

SegnalePerché contaCosa fare
Nome noto, indirizzo diversoIl nome è falso, l'indirizzo noConfronta con una mail vecchia vera
Dominio "simile"microsft, inps-it, .gov.comApri tu il sito ufficiale
Urgenza + soldi o passwordÈ lo schema, non un dettaglioNon cliccare, verifica a voce
Link accorciato in SMSNasconde la destinazioneNon aprire, entra dal sito
Allegato inattesoMacro, HTML, archivio con passwordNon aprire, chiedi conferma
IBAN o beneficiario nuoviCompromissione del fornitore o mail falsaChiama il numero in rubrica
"Chiama questo numero"Centralino della truffaCerca tu il recapito ufficiale
Richiesta di OTP / codice appStanno entrando nel tuo account in direttaNon dettare, cambia password da sito
WhatsApp da numero nuovoAccount clonato o identità inventataChiama il numero che conosci già
PEC da dominio sconosciutoSfrutta il rispetto che hai per la PECControlla l'indirizzo intero

Un solo segnale può essere un errore onesto (un collega che scrive da Gmail). Urgenza più credenziali o più pagamento non è un errore. È una truffa.

Cosa fare se hai già cliccato

Succede. Il punto non è nasconderlo. Il punto è chiudere il danno in minuti, non in giorni.

Hai solo aperto il messaggio

Se non hai cliccato link e non hai aperto allegati, in genere non è successo nulla. Non inoltrare. Non rispondere. Segnala come phishing e cancella.

Chiudi la scheda. Non "esplorare" il sito.

Su quel computer: non usare password, non aprire file aziendali, non fare bonifici finché non hai controllato.

Se il browser ha chiesto di scaricare qualcosa e l'hai salvato, non aprirlo. Eliminalo. Svuota il cestino.

Hai inserito utente e password

Quell'account è da considerare compromesso. Subito.

  1. Da un altro dispositivo se puoi, apri tu il sito ufficiale (non il link della mail)
  2. Cambia la password
  3. Se hai 2FA, controlla i dispositivi e le sessioni attive e chiudile
  4. Se l'account è la mail aziendale, avvisa chi gestisce l'IT. Quella casella può inoltrare truffe ai clienti
  5. Se la stessa password la usavi altrove, cambiala anche lì. Sì, andava già evitata

Hai inserito un codice OTP o un codice dell'app

Qualcuno sta entrando adesso. Cambia password, revoca le sessioni, se la banca lo consente blocca l'accesso dall'app ufficiale. Chiama tu il numero sul retro della carta o sul sito della banca.

Hai aperto un allegato o installato un "aggiornamento"

Scollega la rete (Wi-Fi e cavo) se è un PC di lavoro con dati di clienti o accessi a gestionali.

Da un altro telefono avvisa chi gestisce i sistemi. Non "provare a pulire" con tool scaricati da Google. Il rischio è peggiorare o mandare i file a un finto supporto.

Ordine di intervento (se hai già cliccato)

  • Non inserire altri dati su quella pagina
  • Cambia le password degli account toccati, dal sito ufficiale
  • Revoca sessioni e dispositivi collegati
  • Controlla se è partito un bonifico o una modifica IBAN
  • Avvisa IT, titolare o commercialista se è un canale di lavoro
  • Segnala il messaggio (vedi i link in fondo)

Come ridurre il rischio (senza diventare paranoici)

Non esiste "non ricevere più phishing". Esiste rendere il clic inutile.

Password diverse e un password manager

Se la password della mail è la stessa del gestionale, un phishing alla casella apre il resto.

Un password manager genera password lunghe e diverse. Tu ne memorizzi una. Il resto lo fa lui. Se un sito falso chiede la password, il manager non la propone: il dominio non torna.

Ne abbiamo scritto qui: password manager e 2FA.

2FA, quella giusta

L'SMS è meglio di niente. Un'app di autenticazione o una chiave hardware è meglio dell'SMS. L'SMS si può dirottare.

Attivala sulla mail, sulla banca, su Microsoft 365, su Google, sullo SPID se disponibile, sul gestionale.

La 2FA non ti salva se detti il codice a qualcuno. Serve a bloccare chi ha solo la password. Il codice resta tuo.

Come lavori in azienda

Tre regole che costano zero:

  • I pagamenti nuovi o gli IBAN nuovi si confermano a voce, con un numero già in rubrica
  • Il titolare non chiede bonifici e gift card su WhatsApp
  • PEC e fatture sospette si aprono in un flusso unico: chi le riceve non paga da solo

Se siete in pochi, basta una chat interna: "mi è arrivato questo, lo vedi?". Il secondo sguardo taglia la maggior parte delle truffe.

Segnalare

Segnalare non è burocratico. Toglie il sito dalla circolazione e addestra i filtri.

In Outlook e Gmail c'è "Segnala phishing". Usalo. Non inoltrare la mail a dieci colleghi "per avvisare": inoltri anche il link e l'allegato.

Errori comuni

"L'ho aperta, tanto c'era il lucchetto"

HTTPS dice che la connessione è cifrata. Non dice chi è il sito. Anche truffa-login.com ha il lucchetto.

"Era una PEC, quindi è vera"

La PEC certifica l'invio da un indirizzo. Non certifica che l'indirizzo sia dell'Agenzia delle Entrate. Controlla il dominio.

"Il collega ha lo stesso messaggio, sarà vero"

Spesso è lo stesso attacco a tutta la rubrica. Un secondo messaggio uguale non è una conferma. È un'epidemia.

"Ho richiamato il numero nella mail"

Quel numero è loro. Chiama solo recapiti che trovi tu sul sito ufficiale, digitato a mano.

"Ho dato solo il codice, non la password"

Il codice è l'accesso. In quel momento. Con la sessione già aperta dall'altra parte.

"Tanto non ho nulla da rubare"

Hanno la tua mail. Dalla mail resettano l'ecommerce, il cloud, a volte la banca. In azienda hanno un mittente credibile verso i clienti.

Se ti fermi, verifichi il dominio e confermi in un altro canale, hai già fatto più di tanta "consapevolezza" da corso annuale. Il metodo batte la memoria delle slide.

Conclusione

Il phishing oggi parla italiano, copia loghi veri e arriva dove ti fidi: PEC, fattura, SMS dell'ente, chat del titolare.

Non ti serve riconoscerlo "a occhio". Ti serve non cliccare di fretta, leggere il dominio, e confermare i pagamenti e le password fuori da quel messaggio.

Se hai già cliccato, il danno si limita nei primi minuti: password nuove, sessioni chiuse, IT avvisato, niente altri dati su quella pagina.


Risorse utili (autorevoli):

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